venerdì 17 aprile 2009

Labirinti castelli giardini

(Specificato che si tratta di un saggio completo, esaustivo, competente e per certi aspetti originale, la seguente “recensione” vuole essere, più che altro una carrellata fra i principali argomenti trattati e spunti suggeriti.)

Pubblicata da Salerno Editrice, la “ricerca tematologica” compiuta da Paolo Orvieto è un viaggio avvincente che prende le mosse dalla letteratura medievale alle opere “gotiche” di Sette e Ottocento, con accenni significativi alla struttura “labirintica” della mezzo letterario in sé e per sé.
Sette i nuclei tematici trattati:

1. La cloture come labirinto. I vari tipi di labirinto esistenti in letteratura: a. labirinti da cui si esce uccidendo il mostro-Minotauro; b. labirinti con sconfitta iniziale dell’eroe, che riesce tuttavia a uscire grazie a un intervento esterno, come nel caso dei castelli labirintici di Atlante, Alcina e Armida; c. labirinti che non possiedono vie d’uscita ed entro i quali l’eroe soccombe, che nella letteratura moderna sono uno specchio fedele della caoticità del reale e del testo scritto medesimo: «Un altro tipo di labirinto tutto novecentesco, delle avanguardie – e in questo caso il recluso è il lettore stesso – è un labirinto tutto intratestuale, costituito da una trama che si fa intrico e garbuglio di soluzioni alternative [1]».

2. La “clausura mostruosa”. Ovvero quando il mostro è animale o mezzo uomo e mezzo animale. Oltre al mostro labirintico per antonomasia (il Minotauro, nato dall’amore blasfemo di Pasifae per un toro inviatole da Posidone), vengono menzionati animali e creature magico-mitologiche che possiedono facoltà ammaliatrici e che conducono, perciò, l’eroe alla perdizione: le sirene, le arpie e tutti quegli animali comunemente considerati “portatori di morte”, quali serpenti, pipistrelli, scorpioni, draghi e basilischi, cani infernali e insetti brulicanti.

3. Il mostro umano. Ovvero l’eroe perseguitato da “mostri” umanissimi, che hanno perduto la ragione e che soggiacciono a passioni irrazionali. Fra gli esempi citati, numerosi romanzi “gotici” (Il Castello di Otranto, I misteri di Udolfo, Il monaco) e i Promessi Sposi di Alessandro Manzoni, in cui compaiono numerosi e illustri esempi di “castelli-prigione” con relativi carcerieri.

4. Il mostro vampiro. Attenta e completa analisi del mito (letterario e antropologico) del vampiro e del tema del sangue, liquido ambivalente, veicolo di morte e, al tempo stesso, strumento purificatore per eccellenza.

5. La clausura diabolica e la discesa agli inferi. Ovvero l’osservazione del mondo “infero” e la discesa (nekya) dell’uomo-eroe in una realtà sotterranea e ctonia: discesa che spesso implica il dis-velamento che conduce alla conoscenza. «[…] appunto la discesa negli abissi della terra, la regressione nel ventre della Grande Madre, significa, in termini psicanalitici, una destabilizzazione ma anche estensione dei demani dell’Io, perché là sotto si incontrano i demoni del nostro inconscio […] che arricchiscono la nostra conoscenza [2]».

6. Castelli e case maledetti. Dai palazzi incantati di Alcina e Armida a Edgar Allan Poe; passando per Guy de Maupassant, Jane Austen, Igino Ugo Tarchetti, Henry James; sino alle suggestioni cinematografiche di Alfred Hitchcock e di Alejandro Amenábar.

7. La segregazione senza motivo. Ovvero quando la reclusione diventa un volontario allontanamento dall’umano consesso. Auto-reclusione che, pirandellianamente parlando, potrà anche non avere una ragione vera e propria, traducendosi in un «reticolato nel quale l’uomo è imprigionato, sorta di ontologico campo di concentramento [3]». Interessante, in questo capitolo la carrellata fra i più claustrofobici romanzi di Agatha Christie.

Note
[1] P. Orvieto, Labirinti castelli giardini. Luoghi letterari di orrore e smarrimento, Salerno Editrice, Roma 2004, p. 127.
[2] Ivi, p. 318.
[3] Ivi, p. 419.

Paolo Orvieto
Labirinti castelli giardini. Luoghi letterari di orrore e smarrimento
Salerno Editrice
Roma 2004

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